Attraverso il suo nuovo documento programmatico in 15 punti intitolato «Costruiamo la Svizzera di domani», il PLR rafforza il proprio impegno a favore di un maggior numero di alloggi a prezzi accessibili e di infrastrutture di livello mondiale. Ecco alcuni esempi concreti delle nostre richieste approvate oggi:
- Consentiamo ai cantoni, in collaborazione con i comuni, di pianificare - in modo mirato - nuove zone edificabili dove la carenza di alloggi è più acuta.
- Acceleriamo e digitalizziamo le procedure di concessione delle licenze edilizie e di ricorso. Chiunque presenti una domanda completa deve ricevere una risposta nel giro di poche settimane.
- Mettiamo fine alla politica ostruzionistica della sinistra in materia di infrastrutture critiche (dighe ecc.). Le procedure di ricorso, consultazione e appello devono essere razionalizzate, in particolare per i progetti infrastrutturali di interesse nazionale.
- Riduciamo gli ingorghi in modo semplice e rapido aprendo al traffico le corsie di emergenza.
- Investiamo nella manutenzione della rete ferroviaria esistente in Svizzera e nell’ampliamento dell’offerta, non in progetti simbolici voluti dalla sinistra come i treni notturni per Malmö.
Il PLR si batterà con tutte le sue forze a livello comunale, cantonale e federale per attuare le sue nuove soluzioni volte a rispondere alle sfide in materia di infrastrutture. Ne va della qualità della vita della popolazione e della prosperità del nostro Paese.
Votazioni federali: il PLR si batte per una Svizzera sicura e neutrale
Con una maggioranza schiacciante, l’Assemblea dei delegati ha respinto l’iniziativa dell’UDC «sulla neutralità». Questo testo, su cui la popolazione voterà il 27 settembre 2026, farebbe il gioco degli autocrati, poiché impedirebbe al Consiglio federale di reagire alle gravi violazioni del diritto internazionale. Per il PLR è essenziale proteggere la neutralità svizzera così come l’ha incarnata il generale Guisan nei momenti più bui della nostra storia.
I promotori dell’iniziativa sostengono di avere a cuore il ruolo della Svizzera come mediatrice neutrale nei conflitti internazionali. Tuttavia, questo argomento non regge, perché è evidente che la fiducia nella neutralità svizzera resta intatta. Lo scorso anno la Svizzera è stata eletta all’unanimità alla presidenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) per l’anno 2026. Anche Mosca ha sostenuto la candidatura della Svizzera, nonostante il nostro Paese si sia chiaramente schierato contro la guerra di aggressione condotta dalla Russia in Ucraina. Ricordiamo inoltre che la Svizzera ha ospitato, proprio lo scorso fine settimana, i negoziati tra le delegazioni iraniane e statunitensi al Bürgenstock.
All’unanimità, con un’astensione, i delegati hanno invece indicato di voler approvare la legge federale sull’esportazione di materiale bellico, sulla quale saremo chiamati ad esprimerci molto probabilmente il 29 novembre 2026. La legge attuale vieta ai Paesi che acquistano armi in Svizzera di trasferirle ai propri alleati in caso di emergenza. Ciò ha notevolmente indebolito la nostra industria della difesa. I produttori svizzeri non vengono più presi in considerazione a livello internazionale, con la conseguenza che molti di loro sono oggi sull’orlo del fallimento, mettendo così a rischio i nostri posti di lavoro e il nostro know-how industriale. Tuttavia, una neutralità armata implica un’industria degli armamenti competitiva e sostenibile. Per la nostra industria, composta da 3.000 PMI attive nel settore civile e militare, distribuite su tutto il territorio svizzero, è indispensabile un adeguamento di questa legge. Il PLR ritiene che gli Stati che condividono i nostri valori debbano essere autorizzati a trasferire materiale bellico svizzero a condizioni chiare e trasparenti (cfr. comunicato stampa dell'11 novembre 2025).