Il popolo ha seguito il PLR e respinto nettamente l’iniziativa sulla «neutralità», con il XX% dei voti. Una decisione che dimostra lungimiranza: la Svizzera era, è e rimane neutrale e armata. Proprio perché la neutralità ha dato prova di sé in diverse situazioni storiche, non deve essere scolpita nel marmo. In un mondo sempre più instabile, la Svizzera deve definire la propria posizione nei confronti delle guerre e dei conflitti caso per caso e agire con intelligenza strategica.
L’elettorato lo ha compreso: chi vuole disporre di un deterrente credibile non dovrebbe limitarsi a reagire e a cercare collaborazioni solo quando le minacce sono già alle porte. La Svizzera deve invece poter continuare a collaborare militarmente con i propri partner e ad addestrarsi anche in tempo di pace. Inoltre, la Svizzera ha bisogno di un’industria degli armamenti nazionale vitale, in grado di esportare all’estero. Infatti, una tecnologia all’avanguardia è un presupposto fondamentale per un’esercito svizzero forte e indipendente.
SÌ all’esercito, SÌ alla Legge sul materiale bellico
Ma già a novembre si profila il prossimo attacco: il PS e i suoi alleati sostenitori dell’abolizione dell’esercito, vogliono infliggere il colpo di grazia alle aziende svizzere del settore degli armamenti con il loro referendum alla revisione della Legge sul materiale bellico (LMB).
Anche in questo caso, la posizione del PLR è chiara: gli Stati partner che condividono i nostri valori devono poter esportare materiale bellico svizzero a condizioni chiare e trasparenti. Per questo il PLR si batte per un SÌ alla LMB e ai preziosi posti di lavoro nell’industria della difesa – a tutela del know-how industriale, delle nostre PMI - e di tutti coloro che ogni giorno mettono la sveglia. Dire SÌ all’esercito significa dire SÌ alla LMB!
Chiaro NO all’iniziativa sull’alimentazione
Il PLR accoglie inoltre con favore la netta bocciatura dell’iniziativa sull’alimentazione. La proposta avrebbe portato a un veganismo imposto dallo Stato, accompagnato da massicci interventi sulla libertà di scelta dei consumatori. Allo stesso tempo, rendimenti agricoli inferiori e requisiti più severi avrebbero portato a prezzi più alti dei generi alimentari e a un’offerta più scarsa. L’elettorato ha giustamente respinto questa inutile imposizione.