Un segnale forte per la sicurezza della Svizzera

L'approvazione odierna della revisione della legge federale sul servizio civile rappresenta un passo importante per il ripristino della nostra capacità di difesa e per il rafforzamento della sicurezza della Svizzera. Infatti, un esercito moderno e una protezione civile moderna possono adempiere con successo ai propri compiti solo se dispongono di effettivi sufficienti.

La maggioranza del popolo oggi ha detto che il servizio civile deve rimanere un'eccezione e non essere un'alternativa al servizio militare. Considerata la carenza di personale nell'esercito e l'instabilità della situazione nella politica di sicurezza, è fondamentale che l'obbligo di prestare servizio non si trasformi in un «menu à la carte».

Nuovi attacchi alla nostra sicurezza sono già all'orizzonte: NO all'iniziativa sulla «neutralità», SÌ alla legge sul materiale bellico

Il 27 settembre di quest’anno voteremo sull’iniziativa sulla «neutralità» dell’UDC. L’accettazione di questa iniziativa limiterebbe fortemente il margine di manovra della Svizzera in materia di politica di sicurezza e farebbe il gioco dei regimi autoritari. Da oltre 200 anni, la nostra neutralità attiva ha preservato la Confederazione dalla guerra. Non è mai stata un dogma rigido, ma sempre uno strumento con cui il nostro Paese ha potuto posizionarsi a seconda della situazione. Il PLR dice chiaramente SÌ alla neutralità armata e si oppone all’iniziativa sulla neutralità, che indebolirebbe la Svizzera e finirebbe col rafforzare i despoti stranieri (cfr. comunicato stampa del 20 marzo 2026).

I promotori dell’iniziativa fingono di preoccuparsi del ruolo della Svizzera come mediatrice neutrale nei conflitti internazionali. Ma non c’è il minimo motivo di farlo. Lo scorso anno, la Svizzera è stata eletta all’unanimità alla presidenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) per il 2026. Persino Mosca ha sostenuto la nostra candidatura, nonostante ci fossimo chiaramente schierati contro la guerra condotta dalla Russia in Ucraina. Inoltre, non va dimenticato che la Svizzera ha ospitato a Ginevra, solo nel febbraio 2026, i negoziati tra le delegazioni russa, ucraina e americana.

Il 29 novembre voteremo poi anche sulla legge che regola l’esportazione di materiale bellico. Oggi un Paese non può cedere armi acquistate in Svizzera a un alleato coinvolto in un conflitto. Ciò ha indebolito enormemente la nostra industria della difesa. I produttori svizzeri non vengono più presi in considerazione a livello internazionale e molte aziende sono oggi sull’orlo del collasso. Tuttavia, la neutralità armata presuppone un'industria degli armamenti competitiva, efficiente e il più possibile indipendente. Per la nostra industria, composta da circa 3.000 PMI nel mercato civile e militare, un adeguamento della legge è quindi indispensabile.

La posizione del PLR è chiara: gli Stati partner che condividono i nostri valori devono poter cedere materiale bellico svizzero a condizioni chiare e trasparenti (cfr. comunicato stampa dell'11 novembre 2025). Per questo il PLR si batte per un SÌ alla modifica di legge e per tutelare i preziosi posti di lavoro nell’industria della difesa, del know-how industriale, delle nostre PMI e di tutti coloro che ogni giorno si svegliano presto la mattina.

È indispensabile ripristinare la nostra capacità di difesa e garantire il principio della neutralità armata. In questo contesto, il PLR ha recentemente presentato un progetto per un «Fondo per la difesa e l’industria». Il documento di discussionepresenta le proposte del PLR per finanziare il potenziamento dell’esercito in modo rapido e realistico.