NO all’iniziativa sull’allevamento intensivo

Iniziativa contro l’allevamento intensivo – di cosa si tratta?

L’iniziativa popolare federale “No all’allevamento intensivo in Svizzera” mira a definire l’allevamento intensivo come una pratica contraria alla dignità degli animali. Se l’iniziativa venisse accettata, le regole su ricovero, cure, accesso agli spazi aperti e macellazione verrebbero massicciamente inasprite. E le richieste non si fermano qui: verrebbero colpite anche le importazioni di animali e di prodotti animali. Ciò potrebbe essere garantito solo a costo di un enorme lavoro amministrativo.

L’obiettivo di questa iniziativa è quello di imporre a tutti gli allevatori gli standard che già esistono per alcuni marchi privati (Bio Suisse e altri marchi che si spingono oltre gli standard legali di benessere animale). Questo nonostante la legislazione svizzera sulla protezione e la dignità degli animali sia già una delle più severe al mondo. La Svizzera è infatti l’unico Paese a limitare il numero di animali per specie e per azienda. La Svizzera è quindi già impegnata in elevati standard di protezione degli animali. L’iniziativa, dunque, è sproporzionata e avrebbe conseguenze devastanti per l’agricoltura svizzera.

Consiglio federale, Parlamento e Gruppo parlamentare liberale radicale alle Camere federali hanno respinto l’iniziativa contro l’allevamento intensivo:

  • Consiglio nazionale: 106 no contro 77 si (PLR: no all’unanimità)
  • Consiglio degli Stati: 32 no contro 8 si (PLR: no all’unanimità)

Perché dire NO all’iniziativa contro l’allevamento intensivo

Perché votare sì all’abolizione della tassa di emissione (su capitale proprio)?

Per il PLR, il potenziale economico, la sostenibilità della produzione agricola e la competitività della nostra filiera agroalimentare devono essere rafforzati attraverso una politica agricola coerente. Al contrario, la dipendenza degli agricoltori dalle sovvenzioni va ridotta incoraggiando la vendita diretta. Ma questa iniziativa propone esattamente il contrario. Una sua applicazione indebolirebbe notevolmente la competitività dell’agricoltura svizzera, in particolare perché i costi legati all’ampliamento delle strutture per l’allevamento sarebbero insopportabili per gli agricoltori. Le uscite regolari all’aria aperta possono analogamente risultare impossibili per alcuni tipi di allevamento, ad esempio quelli situati nel cuore di un villaggio. Le condizioni di produzioni che l’iniziativa esige sono talmente restrittive da generare una diminuzione drastica dell’offerta di prodotti svizzeri e locali, perché gran parte degli allevatori non sarebbe in grado di adattarsi a queste nuove condizioni. Un effetto collaterale di questo calo di competitività sarà un aumento della dipendenza degli agricoltori-allevatori dalle sovvenzioni statali come i pagamenti diretti.

L’iniziativa vuole introdurre misure impossibili da applicare a tutti i produttori, imponendo standard biologici all’allevamento. Ciò comporterà un aumento dei costi di produzione e, di conseguenza, dei prezzi al consumo dei prodotti animali. Inoltre, la libertà di scelta del consumatore sarà violata, perché la gamma di prodotti sarà notevolmente limitata e imposta. Attualmente, l’offerta di prodotti animali certificati spesso supera la domanda: se prendiamo i maiali da ingrasso, solo il 30% dei prodotti con certificato di benessere animale che va oltre il minimo legale viene realmente acquistato dai consumatori. Il diktat dell’iniziativa dal profilo dell’offerta e l’attacco alle libertà di scelta non corrispondono ai valori liberali del PLR. Tanto più che i consumatori sono già liberi di acquistare prodotti che soddisfano i criteri richiesti dall’iniziativa, in particolare attraverso marchi come Bio Suisse. Un tale intervento sul mercato, con l’obiettivo di ancorare gli standard di un marchio privato nella Costituzione, è quindi totalmente inutile e inappropriato.

In caso di approvazione dell’iniziativa, l’offerta di prodotti di origine animale risulterà ridotta. Ciò genererà un aumento delle importazioni per rispondere alla domanda. Tuttavia, da un punto di vista tanto istituzionale quanto pratico, nulla permetterà di garantire un rispetto all’estero dei nuovi standard: malgrado gli auspici degli iniziativisti, verificare che i prodotti importati rispettino le nostre esigenze è puramente illusorio. Inoltre, ciò è in contrasto con gli accordi di libero scambio sottoscritti dalla Svizzera. Le esigenze imposte da questa iniziativa sono controproducenti, perché gli standard applicati oggi in Svizzera sono già molto elevati nel raffronto internazionale. Il quadro legale attuale permette già di garantire la dignità e il benessere degli animali. Aggiungere regole supplementari non contribuirà a migliorare in nessun modo la situazione, ma penalizzerà invece la produzione nazionale. L’accento dovrebbe quindi essere posto sul controllo delle misure attualmente in vigore.

In breve

Il PLR respinge l’iniziativa sull’allevamento intensivo, perché…

  • …assesta un colpo letale alla competitività dell’agricoltura svizzera;
  • …va contro l’interesse dei consumatori;
  • …è controproducente e, in fin dei conti, inutile.

Downloads